Un porto nel pianeta dei naufraghi
Bujumbura. Quartieri nord, Centre Jeunes
Kamenge: oltre 9 mila giovani iscritti, una frequentazione quotidiana
alta e significativa. Un luogo di vita in un paese in crisi.
E' abbastanza raro che i sociologi italiani (1) indaghino i giovani
delle metropoli del sud del mondo. E se lo fanno, assieme agli
psicologi, è quasi sempre per dedicarsi ai bambini (2)
ed in particolare ai bambini che hanno subito choc legati a guerre
e violenze.
E' a partire da questa constatazione, oltre che dall'aver seguito
per diversi anni - e con passione - le vicende del Centre Jeunes
Kamenge, che nasce la ricerca quantitativa sui giovani del Centro
svoltasi tra l'agosto ed il settembre 1997.
Una ricerca tesa a delineare l'identikit del giovane che frequenta
il Centro leggendo la sua storia, il suo vissuto, la realtà
nella quale è inserito.
1. Aspetti metodologici
La ricerca sui giovani ha carattere quantitativo(3). Il questionario,
rigorosamente anonimo e composto da 27 domande, è stato
distribuito "random" ai giovani che frequentano il Centro,
che si sono dichiarati risponibili a partecipare alla ricerca,
di età compresa tra i 14 ed i 30 anni e non coniugati.
All'epoca dell'indagine gli iscritti erano 7.200 mentre al 28
febbraio 1998 gli iscritti sono 9.187. La distribuzione, l'assistenza
durante la compilazione e la raccolta sono state seguite dagli
animatori del Centro.
2. Un primo identikit
Le risposte raccolte sono state 818, pari all'11.4 per cento degli
iscritti nel mese di agosto 1997. Chi sono dunque i giovani che
frequentano il Centre Jeunes Kamenge?
2.1. Età
Il campione è composto soprattutto da maschi (92.4 per
cento del campione preso in esame, campione che risulta sovrastimato
rispetto alla totalità degli iscritti al Centro, dove le
proporzioni sono: 17 per cento di femmine ed 83 per cento di maschi)
concentrati nella classe d'età compresa tra i 15 ed i 18
anni (il 56.6 per cento del campione si distribuisce infatti tra
questi 4 anni raggiungendo l'apice - 16,6 per cento - a 17 anni).
Dopo i 18 anni gli iscritti del campione tendono ad essere meno
numerosi diminuendo con regolare progressione (vedi grafico 1).
Confrontando il campione con l'universo degli iscritti al Centro
ci si rende conto, tuttavia, che al questionario hanno risposto
in particolare i più giovani.
Gli 818 giovani del campione hanno iniziato a frequentare il Centro
in anni diversi: il trend delle iscrizioni è in costante
crescita dal 1993 (14.2 per cento), nel 1994 il 12.6 per cento,
nel 1995 il 13.8 per cento, nel 1996 il 20.7 per cento ed infine
nel 1997 (sino al 30 settembre) si tocca l'apice con 38.8 per
cento di iscritti.
2.2. Origine e provenienza
I giovani del campione sono per lo più originari del Burundi
(88.9 per cento) anche se non mancano congolesi (8.6 per cento)
e rwandesi (2.1 per cento). Il 79.1 per cento dei giovani dichiara
inoltre di provenire da Bujumbura mentre il restante 21 per cento
è
giunto in città successivamente,
in particolare durante il periodo della più recente crisi
socio-politica iniziata nell'autunno 1993.
Per quanto riguarda la residenza attuale (ovvero al momento della
compilazione del questionario, poiché, come si vedrà,
l'indice di mobilità sul territorio è estremamente
rilevante ed è correlato alla "mobilità"
della "linea della violenza" che continuamente si sposta
dentro i quartieri della capitale) i giovani risiedono nei seguenti
quartieri di Bujumbura. Il dato riferito alla residenza è
tuttavia estremamente labile, come si vedrà di seguito
nell punto 3.2.
2.3. Appartenenza religiosa
Sul versante dell'appartenenza religiosa il 77.8 per cento dei
giovani si professa Cristiano cattolico, il 9.3 per cento Musulmano,
il 7.6 per cento Cristiano protestante ma sono presenti (seppure
in numero esiguo e con percentuali inferiori all'1 per cento)
anche testimoni di Geova, Avventisti e Pentecostali. Il dato deve
far riflettere, in particolare se si tiene conto che il Centre
Jeunes Kamenge è diretta emanazione della diocesi cattolica
di Bujumbura ed è gestito dai missionari Saveriani. I risultati
del questionario mostrano come al Centro interagiscono diverse
religioni senza che ciò generi particolari difficoltà
a livello di iscrizione e partecipazione. Interessante il dato
riferito ai giovani di religione musulmana che, con l'9.3 per
cento, sono particolarmente numerosi soprattutto se si tiene conto
che a livello nazionale all'Islam si richiama circa il 2 per cento
della popolazione. Il Centre Jeunes Kamenge può dunque
dirsi realmente inter-religioso e tra le
sue
caratteristiche va certamente annoverata quella di costituire
un innegabile polo di attrazione per i giovani, a prescindere
dalla appartenenza religiosa e dalla fede dei medesimi.
3. Un pianeta di naufraghi.
3.1. La famiglia: destrutturata, labile
ed incerta
Le risposte alla domanda "Vivi regolarmente in famiglia"
evidenziano con tutta lucidità la crisi della società
burundese: infatti solo il 55.9 per cento dei giovani vive regolarmente
in famiglia. Il restante 44.1 per cento vive con amici (30.2 per
cento) , con fratelli e/o sorelle (19.7 per cento), presso zii
e/o zie (13.6 per cento), cugini e/o cugine (9.7 per cento), nonni
(9.7 per cento), oppure da solo (17.2 per cento). Come si vedrà
di seguito i nuclei familiari sono estremamente numerosi ma a
fronte dell'alto numero di persone che convivono nello stesso
nucleo, le abitazioni sono, nel 78.3 per cento dei casi, composte
da un massimo di 4 stanze per un totale di circa 48 metri quadrati.
3.2. Crescere dentro un perenne esodo
Del resto la stessa abitazione costituisce, dal 1993 anno del
debutto della crisi socio-politica del paese, un punto di riferimento
scarsamente significativo: solo il 26 per cento degli intervistati
non ha infatti mai vissuto un trasferimento da una zona all'altra
della città o del paese. Il restante 74 per cento si è
dovuto trasferire, verosimilmente per cause direttamente legate
alla crisi, da luogo all'altro: almeno una volta per il 22.0 per
cento degli intervistati, due volte per il 19.2 per cento, tre
volte per il 13.6 per cento ed oltre tre volte per il 19.3 per
cento.
Questi dati fanno riflettere: la crisi sociale del paese, lo spostarsi
della linea del conflitto, il processo di etnicizzazione dei quartieri,
la violenza diffusa stanno all'origine dell'estrema mobilità
territoriale che caratterizza i giovani
che
frequentano il Centro. Ognuno di loro si è, mediamente,
trasferito almeno due volte negli ultimi 45 mesi. Con tutte le
conseguenze che l'incombere della minaccia di un esodo continuamente
possibile comporta sia in riferimento alla regolarità gli
studi che in riferimento al continuo mutare delle relazioni e
dei rapporti sociali con la conseguente assenza di punti stabili
di riferimento oltre all'assillo ed all'angoscia derivante dalla
violenza e dalla guerra che stanno all'origine di una così
alta mobilità sul territorio. Il dato va ulteriormente
approfondito se si tiene conto che il 30 per cento dei giovani
dichiara che almeno un proprio familiare risiede all'estero, ovvero
ha abbandonato il paese, con tutta probabilità a causa
della crisi socio-politica dello stesso.
Si è visto precedentemente (2.2.) il luogo attuale di residenza
dei giovani che frequentano il Centre Jeunes Kamenge. Tuttavia,
come abbiamo detto, i giovani vivono una altissima mobilità.
L'analisi qualitativa degli spostamenti (quale quartiere si abbandona
ed in che zona ci si sposta) costituisce in realtà la mappa
urbana della violenza. Seguire i flussi degli spostamenti significa
comprendere le dinamiche del conflitto che attraversa Bujumbura.
Non è qui il luogo di una analisi così accurata
di tale processo ma è del tutto evidente che esso è
strettamente correlato alla "pulizia etnica" ed alla
polarizzazione che ha investito i quartieri di Bujumbura. La tabella
che segue evidenzia solamente, in modo sintetico, i quartieri
d'uscita ed i quartieri d'arrivo della mobilità urbana
generata dal conflitto e dalla violenza che attanagliano Bujumbura.
I flussi possono inoltre essere analizzati con il supporto della
mappa della città qui pubblicata. I dati più significativi
(sia dal punto di vista della quantità delle persone che
sul versante degli "approdi") riguardano i quartieri
di Ngagara e Cibitoke da un lato ed i quartieri di Kamenge e Kinama
dall'altro.
Da Ngagara, ad esempio, si registrano 99 spostamenti. Tali movimenti
sono avvenuti per la maggior parte o dentro il quartiere stesso
(29 per cento) oppure con direzione Cibitoke (33 per cento). Da
Cibitoke sono invece 181 gli spostamenti in uscita dei giovani.
Il 17 per cento si è diretto verso Ngagara, l'11 per cento
verso Buyenzi, il 18 per cento verso Kinama, l'11 per cento verso
Bwiza e sempre l'11 per cento verso la provincia. I quartieri
di Ngagara e Cibitoke sono oggi sostanzialmente simili ed hanno
vissuto negli anni scorsi un significativo processo di
polarizzazione.
I dati evidenziano che tale polarizzazione è avvenuta all'interno
di una sostanziale stabilità. Più forte a Nagagara
che a Cibitoke. Del resto Ngagara è considerato un quartiere
"bene": è controllato con impegno dalle forze
dell'ordine ed è stato toccato dalla violenza e dagli scontri
in maniera molto ridotta rispetto ad altri quartieri limitrofi.
Cibitoke è stato invece parzialmente distrutto: la popolazione
che abitava nel settore sconvolto dagli scontri è stata
costretta ad emigrare dirigendosi, a partire dalla definizione
della propria identità etnica, o verso Ngagara o verso
Kinama o la provincia.
Prendiamo invece in esame altri due quartieri, di opposta polarizzazione,
Kamenge e Kinama. Kamenge è il quartiere martire della
guerra civile, distrutto completamente e ripopolato più
volte. Si tratta di un quartiere popolare, miscuglio di appartenenze,
luogo di vita e proprio per questo soprannominato anche "Quartier
Latin" con vago riferimento all'omonimo quartieri di Parigi.
E' significativo che gli spostamenti da questo quartiere (255)
vedano flussi rilevanti verso l'estero (21 per cento) oppure verso
la provincia (27 per cento). Meno consistenti i flussi verso Cibitoke
(12 per cento) oppure verso Kinama (8 per cento), Nagagara (8
per cento), Bwenzi (8 per cento). Detto altrimenti: Kamenge è
stato un quartiere in continuo movimento ma il flusso di tale
movimento non evidenzia nessuna relativa stabilità od omogeneità:
da Kamenge si è fuggiti cercando rifugio verso l'interno
del paese oppure verso l'estero.
Non dissimile la situazione di Kinama. Originariamente un quartiere
a base contadina Kinama ha subito varie distruzioni. Da Kinama
si sono avuti 203 spostamenti, diretti per la maggior parte verso
la provincia (38 per cento), verso l'estero (19 per cento) oppure
verso Kamenge (10 per cento). Verso Cibitoke si è invece
diretto il 16 per cento del flusso in uscita. Anche Kinama mostra
dunque una grande instabilità ed
assieme
ai dati riferiti a Kamenge evidenzia la funzione della violenza
e del conflitto in atto. Funzione centrifuga e disgregante nei
confronti di alcuni quartieri, centripeta ed aggregante nei riguardi
di altri. Un processo di polarizzazione che da un lato spacca
la società frammentandone il tessuto e disperdendolo a
raggio il più ampio possibile mentre dall'altro tende a
rafforzare legami ed a ricompattare quanti si sentono simili.
3.3. I genitori: morti, disoccupati
o sotto occupati
Più significativi risultano i dati riferiti alla professione
dei genitori. In primo luogo un numero altissimo di genitori è
deceduto (237 padri - pari al 29.6 per cento - e 150 madri - pari
al 18.7 per cento). E' facile presumere che una parte significativa
di tali decessi sia imputabile direttamente o indirettamente alla
violenza che ha attraversato ed attraversa il paese. Violenza
che genera orfani ed insicurezza, distrugge le famiglie e destabilizza
la coesione sociale.
Ma distrugge anche l'economia: il 28 per cento dei genitori è
infatti disoccupato. La disoccupazione riguarda più le
madri (32 per cento) che i padri (25 per cento) ma tocca comunque
picchi estremamente significativi. Del resto in ben il 24 per
cento dei nuclei familiari non esiste una persona che lavori regolarmente
e stabilmente mentre in 330 nuclei familiari vi è solo
una persona che lavora stabilmente. Se questo dato viene associato
alla composizione del nucleo familiare è facile comprendere
la situazione estremamente precaria in cui vive la maggior parte
della popolazione residente nei quartieri periferici di Bujumbura.
Famiglie
molto numerose, dunque. Concentrate in "abitazioni"
composte mediamente da un massimo di 3 o 4 stanze ed afflitte
da significative difficoltà economiche derivanti o dalla
precoce morte dei genitori o dalla disoccupazione e/o sotto occupazione
degli stessi..
La tabella che segue riassume l'attività lavorativa dei
genitori. Merita sottolineare (oltre ai dati sulla disoccupazione
e sulla mortalità) che le attività di "agricoltore"
e "commerciante" delineano per lo più attività
molto esposte alla variabilità del clima economico e sociale
che caratterizza il paese. Pertanto, a fronte di grandi commercianti
che certamente hanno utilizzato a proprio favore le difficoltà
generate dall'embargo successivo all'ultimo capovolgimento di
potere avvenuto nel luglio 1996, esistono certamente piccoli commercianti
ed agricoltori che fanno enorme fatica a raggiungere un reddito
significativo. Del resto le stesse difficoltà economiche
generate dall'embargo mettono certamente a dura prova anche la
categoria dei lavoratori a reddito fisso (funzionari e dipendenti
pubblici, insegnanti, operai, ecc) costretti a fare i conti con
la crescente inflazione e con l'aumento dei prezzi al consumo.
La disastrata economia di crisi del Burundi, in sostanza, si regge,
come molte altre economie africane, sull'informale, sull'arte
di arragiarsi, sul "se débrouiller".
La situazione di complessiva precarietà viene ulteriormente
confermata dalle risposte al quesito teso ad analizzare la dotazione
tecnologica del nucleo familiare dei giovani che hanno risposto
al questionario. Il 51.1 per cento degli intervistati non possiede
alcuna delle tecnologie indicate, mentre il 17.5 per cento possiede
la televisione, il 13.8 per cento il telefono, l'11.4 per cento
il frigorifero ed il 6.8 per cento l'automobile.
3.4. Prima di tutto: "se débrouiller"
Arrangiarsi è dunque l'imperativo
categorico di chi vive a Bujumbura. Si arrangiano i nuclei familiari
- ristretti o allargati che siano. Si arrangiano i giovani del
centro, anche se quanti frequentano la scuola (81,7 per cento)
sono comunque aiutati dai genitori o dal nucleo di appartenenza.
Si arrangiano quanti non frequentano la scuola. Si sono certamente
"arrangiati" quanti fra i giovani hanno avuto problemi
con la giustizia (15.3 per cento). Bujumbura come scuola di sopravvivenza,
dunque. La prima scuola che ogni giovane frequenta in Burundi.
4. La scolarizzazione
Comunque sia, la stragrande maggioranza (81.7 per cento) dei giovani
iscritti al Centro frequenta (è iscritto) regolarmente
una scuola. Il dato, con tutta evidenza, non rispecchia i valori
generali del paese: i giovani che frequentano il Centro sono percentualmente
più scolarizzati rispetto all'universo dei propri coetanei
burundesi. Ciò si spiega in parte con il fatto che il Centre
Jeunes Kamenge ha, tra le proprie finalità, anche il concreto
aiuto, sostenendo in tutto o in parte le spese scolastiche ad
oltre 1000 giovani.
Sull'altro versante la struttura stessa del Centro, le attività
che propone, i percorsi formativi che elabora, risultano particolarmente
attrattivi per quanti intendono, malgrado le difficoltà
concrete, portare a compimento un percorso scolastico significativo.
A conferma di ciò i 150 giovani che non frequentano un
istituto scolastico (18.3 per cento) hanno un età media
piuttosto alta (20.6 anni) il che fa pensare ad un percorso comunque
concluso (anche se interrotto o non portato regolarmente a compimento).
4.1. Il sistema educativo in Burundi
Per comprendere i dati rilevati dal questionario è necessario
premettere alcune informazioni sul sistema scolastico burundese.
Il sistema educativo in Burundi è strutturato in insegnamento
primario, secondario e superiore. Le scuole sono sia pubbliche
che private.
Insegnamento primario
Dura sei anni e vi sono ammessi i bambini di 7 anni di età.
E' considerato insegnamento obbligatorio. Al compimento degli
studi è previsto un esame che, se superato, fornisce il
certificato che attesta gli studi compiuti. Teoricamente la scuola
primaria è frequentata da giovani tra i 7 e i 12 anni eccezion
fatta per le entrate precoci, i tardivi e i respinti.
Insegnamento secondario
L'ammissione alle scuole secondarie avviene
tramite
il superamento di un esame-concorso nazionale. L'insegnamento
secondario è frequentato da giovani di età compresa
tra i 13 e i 19 anni. I cicli scolastici del secondario prevedono
diversi indirizzi (secondario generale, pedagogico, tecnico, professionale).
Al termine del ciclo secondario viene rilasciato, dopo il superamento
di un apposito esame, il titolo di studio a seconda dell'indirizzo
frequentato: indirizzo umanistico per l'insegnamento secondario
generale e diploma finale (che da accesso al lavoro) per gli altri
indirizzi.
Insegnamento superiore
L'insegnamento superiore comprende cicli a breve e lunga durata
(da 3 a 6 anni) . L'accesso è permesso a tutti i detentori
di un diploma riconosciuto. Comprende l'Università più
la formazione post universitaria. Teoricamente la popolazione
scolare di questo terzo settore del sistema formativo burundese
comprende giovani dai 20 ai 24 anni.
Per quanto concerne i livello di frequenza
vanno sottolineati alcuni dati:
a) ovviamente la frequenza è maggiore nel ciclo primario.
Tuttavia nel 1990 la scuola primaria era frequentata solo dal
16.3 per cento dei giovani in età scolare.
b) nelle zone urbane il tasso di scolarizzazione primaria si alza
sino al 24.9 per cento (15.7 per cento in zone rurali) e riguarda
in modo particolare la classe d'età compresa tra i 9 ed
i 14 anni.
L'ultimo dato utile è costituito dalla variazione percentuale
di spesa prevista dal bilancio statale per il settore istruzione.
Nel 1996 l'insegnamento di base ha dovuto restringere, rispetto
alle spese totali dello Stato, il proprio bilancio del 6.50 per
cento rispetto all'anno precedente, per poi risalire del 7.60
per cento
nel 1997. L'insegnamento
secondario e superiore è stato maggiormente penalizzato,
nel 1996 del 19.7 per cento rispetto al 1995 e del 0.60 per cento
nel 1997. Negli stessi anni la spesa per la difesa è aumentata
del 14.5 per cento nel 1996 e del 70.5 per cento nel 1997.
4.2. I giovani del Centro e la scolarizzazione
Le risposte al questionario mettono in risalto un alto tasso di
scolarizzazione correlato tuttavia ad una significativa irregolarità
della medesima. Basta, al proposito, controllare quanti frequentano
una classe avendo un'età superiore rispetto al corso regolare
degli studi oppure il livello significativamente alto di "mortalità
scolastica" (oltre il 30 per cento tra bocciati e ritirati).
A significare che il conflitto (con la conseguente chiusura di
molte scuole oltre la sospensione nel 1993/94 dell'anno scolastico)
e le difficoltà socio-economiche sia del paese (pagamento
insegnanti, costo strutture, riabilitazione delle medesime) che
degli studenti (trasferimenti forzati, violenze diffuse, ecc)
hanno inciso in modo estremamente significativo sulla carriera
scolastica della maggioranza degli studenti burundesi.
La tabella 9 non necessita di ulteriori
commenti e segnala la fatica che contraddistingue il percorso
formativo dei giovani che frequentano il Cjk. Va solo sottolineato
il fatto che (come si vedrà più avanti) il Centro
tende a costituire una significativa alternativa alle agenzie
di formazione tipiche della società burundese, ovvero la
famiglia e la scuola. Qui sta una delle sue maggiori potenzialità:
proponendosi come luogo di socializzazione e di formazione che
risponde alle carenze ed alla crisi del sistema formativo tradizionale
il Centro può giocare un ruolo significativo in ordine
alla costruzione di una diversa società burundese. Slegato
dalle pastoie della logica dell'appartenenza il Centro può
divenire uno spazio non solo di formazione alla cittadinanza democratica
ma può anche fornirne gli strumenti mediante processi di
formazione professionale e percorsi
educativi tesi alla creazione di quadri intermedi che lentamente
vengano a costituire il germe di quella società civile
che oggi manca in Burundi.
5. Il Centre Jeunes Kamenge
L'ultima sezione del questionario si
riferiva alle modalità di fruizione del Centro. I giovani
che hanno risposto frequentano il Centro con assiduità,
1 volta alla settimana il 3.9 per cento, 2 volte il 13.4 per cento,
3 volte il 13.6 per cento, 4 volte il 20.4 per cento, 5 volte
il 15.0 per cento, 6 volte il 12.8 per cento e 7 volte il 20.8
per cento, e per un numero significativo di ore per ogni presenza,
2-3 ore il 31.9 per cento, 4-5 ore il 30.1 per cento, 5-6 ore
il 16.0 per cento e tutta la giornata il 19.7 per cento. Del resto
la stragrande maggioranza dei giovani, 91.1 per cento, raggiunge
il Centro a piedi e ciò incide notevolmente sulla durata
della permanenza.
I dati riferiti alla fruizione delle varie attività proposte
dal Centro evidenziano un gradimento concentrato sostanzialmente
su tre ambiti: sportivo, formativo, di supporto allo studio (biblioteca).
Ciò conferma quanto sopra affermato a riguardo dell'identità
possibile del Centro come agenzia formativa innovativa rispetto
alla famiglia ed alla scuola. Il Centro, dunque, come approdo,
come porto riparato e sicuro, in un pianeta di naufraghi.
6. Conclusione
I risultati del questionario, seppure
passibili di ulteriori approfondimenti qualitativi, offrono a
nostro parere uno spaccato significativo sia della società
burundese e del suo travaglio che del Centre Jeunes Kamenge e
del suo progetto. Le risposte segnalano con meticolosa precisione
i drammi del Burundi ed in particolare dei giovani inurbati sballottati
tra un sistema scolastico fallimentare, una famiglia spesso assente
o comunque in significativa crisi, una società bloccata
e senza prospettive occupazionali. Si tratta di segnali importanti
- quasi barometri di crisi - che raramente stanno alla base degli
interventi delle azioni umanitarie o dei progetti di
sviluppo.
Sono voci troppo spesso inascoltate, messaggi (neppure cifrati)
abbandonati dentro una bottiglia alla deriva.
Il successo Centre Jeunes Kamenge (evidenziato dalla crescita
repentina delle iscrizioni e dei tempi di fruizione) colloca le
sue radici proprio nella capacità di fornire risposte adeguate
ai bisogni reali dei giovani di Bujumbura. Ma proprio la crescita
degli iscritti e del consenso implica, con tutta probabilità,
la necessità da parte del Centro di definire con maggiore
precisione il proprio ruolo nel tessuto attuale della società
burundese. Il che significa da un lato aumentare la capacità
di ascolto delle esigenze e dei bisogni dei giovani (e proprio
questa è la finalità dell'indagine e della ricerca
svolta), dall'altro mettere in campo nuove capacità progettuali
e nuove risposte formalizzando in modo ancora più preciso
le proprie finalità ed il proprio ruolo.
Se la prima fase di vita del Centro è stata caratterizzata
soprattutto dalle finalità di socializzazione ed animazione
sarà probabilmente necessario, in futuro, affiancare percorsi
di formazione maggiormente finalizzate e più precisamente
delineati. Solo in questo modo sarà possibile, a nostro
parere, cogliere appieno le opportunità legate alla possibile
creazione di alternative reali ai centri tradizionali di formazione
che, nella loro crisi, mettono a nudo la crisi stessa del sistema
sociale del paese. Da qui la necessità di cogliere, entro
uno spazio multietnico e multireligioso, l'opportunità
di fornire percorsi reali a quanti vogliono impegnare la propria
esistenza a far uscire il Burundi da uno stallo e da una crisi
che, avvolgendosi su se stesse a spirale, rischiano di trascinare
nel gorgo tutto il paese.
La scommessa del Cjk è sui giovani. Una scommessa coraggiosa
che pensa ad un futuro diverso. Una scommessa che deve riuscire
a fornire piste di realizzazione. Ipotesi e concrete opportunità
di spendibilità sociale e lavorativa. Solo così
la voglia di futuro dei
giovani
di Bujumbura non si tradurrà in nuova delusione e nuova
aggressività violenta ma saprà essere cemento di
nuovi rapporti sociali fondati sulla pace, sul bene comune, sulla
giustizia.
Note: -----
(1) Chi in Italia si è
distinto in questo campo è Gerard Lutte. Al riguardo si
vedano sia i volumi teorici (1. Psicologia degli adolescenti e
dei giovani, Bologna, Il Mulino 1987; Sopprimere l'adolescenza?:
i giovani nella società post-industriale, Torino, EGA,
1984) e una serie di studi di caso su giovani ed adolescenti del
sud del mondo (1. Giovani lavoratori dei cinque continenti. Storie
di emarginazione e di liberazione, Roma, Kappa, 1989; 2. Quando
gli adolescenti sono adulti: i giovani in Nicaragua, Torino, EGA,
1989; 3. Principesse e sognatori nelle strade in Guatemala, Roma
Kappa, 1994). La posizione di Lutte è ben riassunta nel
saggio a sua cura pubblicato in AlfaZeta 56 n. 6/1996 (Giovani
del Sud-Giovani del Nord).
(2) si veda, ad esempio, G. Galli, Il trauma psicosociale da guerra
in età evolutiva, IN AAVV, Il filo della speranza, Roma,
Caritas, 1996.
(3) In un secondo momento sarà possibile una ulteriore
ricerca maggiormente attenta all'aspetto qualitativo, in particolare
per quanto riguarda vissuti, bisogni, percorsi di identità,
aspettative. Per i riferimenti teorici sulla ricerca quantitativa
in sociologia si veda: F. Ferrarotti, Manuale di sociologia, Bari,
Laterza 1988 e K.D. Bailey, Metodi della ricerca sociale, Bologna,
Il Mulino, 1995.
I maschi del campione sono sovrastimati rispetto all'universo
dove le proporzioni sono: 17% femmine ed 83% maschi.
sull'economia informale in Africa si vedano le lucide analisi
di Serge Latouche ed il rapporto n.8 dell'UNDP dedicato alla povertà.
La frequenza scolastica di quanti hanno risposto è alta,
perché il Centro ogni anno aiuta economicamente (sostenendo
in tutto o in parte le spese scolastiche) oltre 1000 giovani.