Testo dell'intervento fatto alla conferenza Internazionale sul Ruolo dell'Educazione nella Promozione di una Cultura di convivialità e nell'edificazione delle Comunità. Bujumbura 23/02/99.

Centro Giovani Kamenge: il futuro, oggi.

Parlare del Centro Giovani Kamenge vuol dire parlare di un sogno, e quando si parla di sogni non è facile farsi capire da tutti. Il rischio è quello di essere presi per degli idealisti o degli ingenui. Cercherò dunque, cari amici, di spiegarvi cosa sia un sogno, un sogno di pace, di dialogo, di fraternità, di condivisione.

Il Centro Giovani Kamenge è nato proprio prima della crisi, la guerra civile burundese. E' nato per "abituare i giovani dei Quartieri Nord della città a vivere assieme, nel rispetto reciproco". Questi giovani che non sono tutti della stessa etnia, provengono da regioni dicverse del Paese, sono addiritura originari di Paesi diversi. Ognuno si presenta ricco della propria religione, della propria situazione sociale e del proprio credo politico. Il Centro diventa così un luogo di incontro dove, nei momenti liberi, si viene a fare qualche cosa, per imparare qualche cosa, per vivere diversamente.

Come realizziamo noi tutto questo?

Il punto di partenza è il fare partecipare i giovani a delle attività di gruppo. Ci sono delle attività sportive, di sostegno scolastico, delle attività culturali, musicali, di riflessione, interreligiose, proiezione e discussione di audiovisivi, attività legate a delle "professioni cittadine". Un giovane vuol fare un'attività sportiva? Venendo farla al Centro, sa che non la farà solamente con i suoi amici del quartiere, ma che si ritroverà a giocare con dei giovani provenienti da tutti i quartieri Nord. Dopo un certo tempo, questi giovani avranno imparato, grazie allo sport, a conoscersi, a apprezzarsi e saranno diventati degli amici. In definitiva i giovani (ragazzi e ragazze), praticando una qualsiasi attività, fanno un'esperienza di gruppo che insegna loro a vivere assieme, a rispettarsi, a condividere le loro esperienze. Questi giovani sono il sogno del Centro Giovani Kamenge.

In settembre 1993 erano 2.500. Oggi sono 12.150. Prima erano tra i 100 e i 150 i giovani che frequentavano il Centro ogni giorno. Oggi, secondo un'inchiesta realizzata all'inizio del mese di febbraio, sono circa 700 i giovani che vengono ogni giorno, e circa 4.500 quelli che vengono durante una settimana di attività normali. E' bene segnalare a proposito che in occasione di iniziative particolari come tornei, manifestazioni, spettacoli, ci sono fino a tre o quattro mila giovani che vengono in una sola giornata. Ecco il nostro sogno!
Il futuro del Burundi è questo. Vivere insieme, rispettarsi, sognare un Burundi diverso perchè ciò è bello e che questo arricchisce tutti.
I giovani vengono al Centro, si iscrivono al Centro e partecipano alle attività del Centro. Non si domanda loro nient'altro che di rispettare gli altri. L'iscrizione non "costa" loro che due foto tessera, avere tra 14 e 30 anni e venire a iscriversi con un documento di identità. Il resto è l'esperienza di ogni giorno, una scoperta di ogni giorno.

Noi tutti qui al Centro, abbiamo davanti agli occhi i momenti belli e meno belli vissuti in questi ultimi anni. Noi viviamo in mezzo, voglio dire "fisicamente" in mezzo alle quattro Zone dei Quartieri Nord. Di queste Zone, durante la crisi, due e mezzo sono sate completamente distrutte, e non ci sono statistiche ufficiali che testimonino delle migliaia di morti che ci sono stati a causa della guerra. Noi non siamo mai fuggiti dal Centro e abbiamo visto, abbiamo vissuto questi momenti così difficili.
Abbiamo avuto a subire degli attacchi, dei saccheggi. Ci hanno sparato addosso, ci hanno lanciato delle granate. Ci hanno minacciato per telefono, per scritto, fisicamente… Il Centro a vissuto dei momenti molto difficili, è stato chiuso a più riprese, più volte è stato "prestato" per dei servizi d'ordine umanitario nei quartieri. Ci è successo di dover accogliere una qualche decina di giovani per la notte, perchè non potevano rientrare a casa perchè fuori si combatteva. E il più bello di quei momenti, era di vederci là, stranieri, tutsi, hutu, tutti insieme, a condividere queste difficoltà, a condividere le nostre paure con tanta serenità e di unità, mentre fuori ci si uccideva perchè diversi.
Tutte queste esperienze ci hanno reso forti, saggi, dialoganti, sognatori!
L'esperienza che i giovani fanno al Centro, la gioia di vivere che essi provano, non può naturalmente fermarsi alle porte stesse del Centro, ma scoppia e si espande comme una macchia d'olio. In effeti i giovani che escono dal Centro, sono diventati dei punti di riferimento, degli animatori di pace e di dialogo nei quartieri, nelle scuole, sui luoghi di lavoro, le famiglie, al punto che le Amministrazioni, le Associazioni, le Comunità religiose dei quartieri, sono venuti al Centro per domandarci di aiutarli a ricominciare a vivere, a preprare la pace. E allora, insieme, abbiamo cominciato questa nuova esperienza: riportare i Quartieri Nord alla vita d'insieme, alla festa.
Abbiamo lavorato a più riprese con l'Amministrazione, a dei progetti di ricostruzione che hanno interessato le quattro Zone. Sempre insieme abbiamo realizzato dei progetti umanitari, sanitari, …, toccando sempre le quattro Zone. Abbiamo invitato anche altri a lavorare con questa metodologie. Abbiamo anche inserito 4 animatori, uno per zona, che lavorano a tempo pieno con tutti nella realizzazione di azioni di coabitazione, per insegnare di nuovo a tutti che è bello vivere insieme, per lavorare con i giovani che non vengono al Centro, organizzando dei tornei, delle manifestazioni sportive e culturali, degli spttacoli, ecc… Con 57 Associazioni dei Quartieri Nord lavorariamo da ormai due anni per imparare a condividere le nostre proprie esperienze, a diventare delle vere associazioni inter-quartiere, a diventare società civile. Si arriverà forse un giorno a creare un Collettivo delle Associazioni dei Quartieri Nord e questo attraverso degli incontri regolari, dei seminari, sfruttando delle occasioni di condvisione, di realizzazione concreta di progetti.
Con le comunità religiose, protestanti, cattoliche, musulmane, abbiamo pregato e riflettuto insieme per la pace, il dialogo, la fraternità, i Diritti dell'Uomo.

I giovani dei quartieri Nord hanno dei grossi problemi per quanto riguarda la sopravvivenza e il futuro, e questo specialmente a causa della guerra civile. Tutto questo è reso ancora più complesso dai problemi di alcoolismo, di droga, di banditismo, di convivenza, di prostituzione, di mancanza di lavoro, che sono dei problemi tipici delle nostre città africane. Al Centro si propone ai giovani di crescere assieme, di imparare il rispetto reciproco, di rallegrarsi delle differenze, delle diversità culturali, di pensiero, di vita. Essi esperimentano il dialogo, l'arricchimento individuale, la ricerca della verità, grazie alle numerose fonti d'informazione (stampa, libri, audiovisivi, …) che si mette a loro disposizione.
Essi imparano anche a condivideree e a dare une parte del loro tempo agli altri. Tutti gli animatori sono benevoli. Questo perchè chi si rende conto di avere delle possibilità e che vuole condividerle e comunicarle agli altri, può farlo, ma gratuitamente. Ai giovani si domandano spesso dei servizi non retribuiti: gesti di comunione, fare delle cose assieme, mettere a disposizione le proprie capacità, aiutare a preparare le feste, organizzare degli spettacoli, dei teatri, dei dibattiti, partecipare alla preparazione del materiale che è rtegolarmente messo alla disposione di tutti.
Tutto questo aiuta il giovane a diventare responsabile, a costruirsi come essere sociale, che è capace di rispettare e difendere i luoghi dove passa parte del suo tempo, che è capace di controllare le sue reazioni. Si impara insieme a considerare il Centro come qualche cosa che "mi appartiene", che bisogna salvaguardare meglio che si può, perchè è un dono fatto a tutti.
I lavori in gruppo, le assemblee, le discussioni, le occasioni di condivisione aiutano il giovane a diventare grande. Egli può così rientrare a casa sua più ricco in umanità, capace di condivisione e di rispetto. Capace di far "scoppiare" la pace intorno a lui. Il giovane, ragazzo o ragazza, al Centro esperimentano la vita in una società di giustizia, di pace, di condivisione. Essi saranno l'uomo e la donna di domani, capaci di entrare a far parte della società in un modo diverso. La loro società non sarà più solo la società dei "diritti", ma la società dei "diritti e dei doveri", meglio ancora, una società della festa, perchè hanno sperimentato la bellezza del vivere insieme. Questi giovani sono i medici, gli insegnanti, i politici, i militari, i preti, gli operai, gli agricoltori, gli uomini e le donne di domani, sono il nuovo Burundi del quale tutti sognano. Un Burundi nel quale è bello vivere.

Eccolo il sogno del Centro Giovani Kamenge. Noi siamo convinti che un luogo educativo non è un luogo nel quale si impara in modo "cerebrale", teorico, ma un luogo nel quale si esperimenta, si vive.
E' bello il sentire coloro che vengono renderci visita, e tra loro degli stranieri, dei rappresentanti delle ONG e delle Associazioni Internazionali, dei giornalisti, dei religiosi, dirci che vengono al Centro per vedere se c'è ancora un posto, in Burundi, nel quale si viva insieme, per chiedere se è ancora possibile sperare che il Burundi possa ritrovare la pace e se c'è ancora qualcuno che creda alla pace. E è bello vederli ripartire senza che queste domande non siano neanche state formulate in maniera chiara, perchè hanno scoperto che al Centro si vive normalmente insieme, che si può lavorare e sperare nella pace per il Paese, perchè i giovani ci credono e lavorano perchè venga.
A volte ancora sono dei genitori che vengono a vedere quello che i loro figli stanno facendo al Centro. Non sono infatti sempre daccordo perchè il loro figlio frequenti il Centro, e questo a causa dei pregiudizi e della mancanza di informazione. E è bello vedere come si meravigliano nello scoprire un luogo che essi stessi non immaginavano, un luogo dove si costruisce un futuro, dove si sogna ad occhi aperti.
Ministri, politici, responsabili del Paese vengono riprendere forza e coraggio per sperare, almeno per un po', che i loro sforzi porteranno dei buoni frutti, perchè al Centro quei valori li si vive già.

La condivisione, il dialogo, il rispetto, sono delle realtà possibili anche in un Burundi provato da mille difficoltà e da mille storie di divisione e di morte, reso malconcio da una guerra civile che dopo ormai sei anni lascia dietro di se un numero elevato di vittime, svenato da dei politicastri e dei personaggi stravaganti che, ancora oggi, discutono tra loro per sapere quello che verrà nelle loro tasche con la pace, piuttosto che di pensare alla vita dei burundesi, al futuro dei giovani di questo Paese.