CEM / MONDIALITA' - aprile 2003

Centro Giovani Kamenge
Burundi

Parlare del Centro Giovani Kamenge vuol dire parlar di un sogno di pace, di dialogo, di fraternità.
Al Centro è stato conferito il Nobel Alternativo della Pace perché in esso "nonostante nove anni di guerra, giovani hutu e tutsi vivono insieme".

di CLAUDIO MARANO

Il Centro Giovani Kamenge è nato per "abituare i giovani dei Quartieri Nord della città burundese di Bujumbura a vivere assieme, nel rispetto reciproco". Questi giovani sono di più etnie, provengono da varie regioni del Paese, sono addirittura originari di Paesi diversi. Ognuno si presenta ricco della propria religione della propria situazione sociale e d l proprio credo politico. Il Centro è luogo di incontro dove, nel tempo libero, si viene a fare qualcosa, i parare qualcosa, imparare sopratutto a vivere diversamente.

Documento di identità

Il punto di partenza è che i giovani partecipino ad attività di gruppo. Ci sono attività sportive, culturali, musicali, interreligiose, professionalizzanti, di sostegno scolastico, di riflessione, di proiezione e discussione di audiovisivi ... Molti vogliono fare attività sportiva: al Centro la fanno con giovani provenienti da tutti i quartieri Nord. Impareranno, grazie allo sport, a conoscersi, ad apprezzarsi e diventare amici. In definitiva i giovani (ragazzi e ragazze), praticando una qualsiasi attività, fanno un'esperienza di gruppo che insegna loro a vivere assieme, a rispettarsi, a condividere le loro esperienze.

Nel l993 (anno d'inizio delle attività) i giovani del Centro erano 2.500. Oggi sono 20.250. Frequentavano il Centro ogni giorno tra i l00 e i l50 i giovani, oggi sono circa l.500. In occasione di iniziative come tornei, manifestazioni, spettacoli, ci sono da 4 a 5mila giovani che vengono in una sola giornata.

Ai giovani che si iscrivono al Centro per partecipare alle attività si domanda solo di rispettare gli altri.
L'iscrizione "costa" fornire due foto tessera, avere tra l6 e 30 anni e presentare un documento di identità. Il resto è esperienza e scoperta quotidiane.

Un po' di storia

In questi anni qui al Centro abbiamo vissuto momenti belli e meno belli, dentro alla storia drammatica del Burundi. Ci troviamo nei Quartieri Nord di Kamenge in mezzo a sei zone, di cui tre sono state completamente distrutte durante la crisi.
Non ci sono statistiche ufficiali del numero di morti: noi calcoliamo quindicimila.

Abbiamo subito attacchi e saccheggi. Ci hanno sparato addosso. Lanciato delle granate. Minacciato per telefono, per scritto, fisicamente.
Abbiamo dovuto accettare la scorta militare; ma non siamo mai scappati. Il Centro è stato chiuso a più riprese; e "prestato" per dei servizi d'ordine umanitario nei quartieri.

Ci è successo di dover accogliere decine di giovani per la notte, perché alla fine delle attività non potevano rientrare a casa, perché fuori si combatteva. E il bello in quei brutti momenti, era vederci là insieme - stranieri, tutsi e hutu - a condividere le difficoltà e le paure con serenità, mentre fuori ci si uccideva. Queste esperienze ci hanno reso forti, saggi, dialoganti, sognatori! La gioia di vivere che si prova al Centro, non si ferma alle sue porte: si espande a macchia d'olio. In effetti i giovani che escono dal Centro fanno "scoppiare" la pace intorno a sé. Diventano punti di riferimento, animatori di dialogo - nei quartieri, nelle scuole, sui luoghi di lavoro, tra le famiglie -, al punto che le Amministrazioni, le Associazioni, le Comunità religiose dei quartieri, ci chiedono aiuto per ricominciare a vivere insieme e preparare il ritorno della pace. Perciò abbiamo iniziato nei quartieri, quattro progetti di animazione per rispondere alle principali sfide: AIDS, alfabetizzazione, associazionismo, pace e riconciliazione. 20 nostri animatori lavorano a tempo pieno con tutti nei quartieri ... per uscire dal sottosviluppo, per provare che è bello vivere insieme. Gli animatori organizzano manifestazioni sportive e culturali raggiungendo i giovani che non vengono al Centro. Con 300 Associazioni dei Quartieri Nord lavoriamo da quattro anni per una cittadinanza attiva: imparare a condividere le esperienze, diventare delle vere associazioni inter-quartiere, crescere come società civile.

Sogniamo di creare un Collettivo delle Associazioni dei Quartieri Nord. Con le comunità religiose protestanti, cattoliche, musulmane - abbiamo pregato e riflettuto insieme per la pace, il dialogo, la fraternità, i Diritti dell'Uomo ...

Il mondo giovanile di qui

I giovani dei quartieri Nord temono per il loro futuro e la loro sopravvivenza, specialmente a causa della guerra civile. S'aggiungono alcoolismo, droga, banditismo, prostituzione, mancanza di lavoro: tutti problemi seri delle città africane. Al Centro si propone ai giovani di crescere assieme, di imparare il rispetto reciproco, di considerare le differenze culturali e tutte le diversità come ricchezze. I giovani imparano a considerare il Centro come qualche cosa che "mi appartiene". Fanno esperienza di ricerca della verità (grazie alle numerose fonti d'informazione come stampa, libri, audiovisivi). Molti animatori sono volontari. Ai giovani domandiamo spesso dei servizi non retribuiti: gesti di comunione, aiutare a preparare feste, organizzare spettacoli teatri, dibattiti, partecipare alla preparazione del materiale che è regolarmente messo a disposizione di tutti.

C'è la proposta "forte" per l'estate: il campo di lavoro e formazione, nella ricostruzione delle case e pulizia dei quartieri. Ogni anno circa l.800 i giovani "fanno il campo" di l5 giorni consecutivi. Lavori in gruppo, assemblee, discussioni, condivisione: tutto questo aiuta il giovane a maturare, diventare responsabile, controllare le sue reazioni ... Perciò la sua sarà la "società dei diritti e dei doveri". O, meglio ancora, la "società della festa", perché ha sperimentato la bellezza del vivere insieme. questi giovani sono i medici, insegnanti, politici, militari, preti e suore, operai, agricoltori di domani. Sono il nuovo Burundi che tutti sognano, un Burundi nel quale è bello vivere.

Il sogno di Kamenge e il Nobel Alternativo

Un luogo educativo non è dove si impara in modo "cerebrale", teorico, ma dove si vive. I visitatori - rappresentanti di ONG e di Associazioni Internazionali, giornalisti, religiosi - vengono per vedere se esiste ancora un posto, nel martoriato Burundi, nel quale si vive insieme; se è ancora possibile che il Burundi ritrovi la pace. Ed è bello vederli ripartire senza neppure formulare tali domande, perché hanno scoperto che al Centro si vive di fatto in pace e si lavora per la pace del Burundi. Ministri, politici, responsabili del Paese vengono qui a riprendere il coraggio di sperare che i loro sforzi porteranno frutto ...

A volte sono i genitori che vengono: non sempre sono d'accordo che il figlio frequenti il Centro (questo a causa di pregiudizi e disinformazione). Scoprono, con meraviglia, un luogo che non immaginavano, un luogo dove si coltiva la cultura della pace.

Per questo sogno abbiamo ricevuto nel 2002 il premio Nobel Alternativo, un premio conferito dagli svedesi un giorno prima dei Nobel tradizionali. Il premio ogni anno è dato a quattro persone o organizzazioni che lavorano per migliorare il mondo. La motivazione per noi era: "perché, nonostante nove anni di guerra, giovani hutu e tutsi vivono insieme". Qualcuno ha rilevato una coincidenza: il Centro è opera dei missionari saveriani e nel 2002 è stato celebrato l'anniversario di 450 anni dalla morte di Francesco Saverio, patrono dei saveriani.