BRESCIAOGGI, giovedì 18 luglio 1991

 

IN TRINCEA NELLE BIDONVILLE

Tre saveriani stanno per aprire un centro sociale nella periferia della capitale. Prostituzione, delinquenza e malattie gli effetti di un urbanesimo selvaggio.

BUJUMBURA (Burundi). La capitale del Burundi è un punto di partenza e un punto d'arrivo obbligato. Da questo agglomerato incoerente e polveroso, adagiato sulle rive del lago Tanganica, occorre partire alla scoperta del piccolo paese centrafricano. da venticinque anni teatro delle gesta dei missionari di casa nostra. Ma a Bujumbura approda anche il percorso compiuto dai bresciani che si sono cimentati con le arretratezze. le speranze e le sconfitte del fieri abitatori dei "monti della luna".

Adesso che il vicino Zaire è diventato una Babele sull'orlo del collasso. adesso che nel gemello- Rwanda guerriglieri e truppe governative si affrontano quotidianamente, l'aeroporto.di Bujumbura è diventato il principale crocevia dei collegamenti internazionali della regione. E cosi la "Domus" che i Saveriani gestiscono in città è diventata un autentico porto di mare. una tappa obbligata per quella legione straniera della solidarietà formata dai bresciani trapiantati In Centroafrica.

In una sola sera capita di incontrare qui don Giuseppe Davo, prete diocesano di Leno appena arrivato da una missione sperduta nello Zaire. E capita dl trovare le suore Dorotee di via Marsala dirette a una loro altrettanto sperduta missione zairese. Capita di incontrare delle suore mariste appena arrivate dal Rwanda e un laico come il bagnolese Guido Marinoni provvisoriamente sceso dalla "sua" Kiremba.

Eppure Bujumbura é anche un punto d'arrivo di un'impresa che dura da un quarto di secolo. I bresciani in terra burundese si sono sempre cimentati con le missioni di campagna: Kiremba, Nyamurenza, Rwegura sono paesi incastonati nel cuore delle zone agricole, fra piantagioni di te e caffè dove si respirano ancora i valori e le solidarietà della civiltà contadina in formato africano.

Le statistiche dicono però che l'Africa e un continente in movimento. Si calcola che nel Duemila meta della popolazione che vive a sud del Sahara sarà concentrata nelle città. L'urbanesimo è un fenomeno impetuoso dagli effetti dirompenti. Il Burundi sta sviluppando iniziative per ancorare la sua popolazione alla terra. Nonostante questo anche Bujumbura continua a gonfiarsi. Oggi la capitale ha trecentomila abitanti. ma stime apocrife sussurrano che gli abitanti sarebbero già mezzo milione, cioè un decimo dei burundesi. Ai piedi della zona residenziale delle colline, immersa nelle buganville e nelle plante di mango, crescono di giorno in giorno bidonville caotiche e violente in cui il bianco non è amato e il teppismo cova sotto la cenere. Dieci giorni fa una protesta dei taxisti contro un ritocco delle tasse s'è trasformata in una mezza sommossa. Ma è proprio nella città, nelle sue periferie malsane e invivibili che si colloca la nuova "terra dl missione". Ed è qui che alcuni preti saveriani, fra cui due bresciani, si accingono a un'impresa coraggiosa e difficile.

Kamenge è uno dei tanti sobborghi della capitale in cui brulicano 50mila giovani vite. Le case, a un solo piano, sono addossate le une alle altre. Poche hanno I'elettricità, nessuna l'acqua. Di fogne e di asfalto non c'è traccia. Qua e là un canale fiancheggia la strada e raccoglie gli scoli, diventando torrente nella stagione delle piogge e rivolo fetido nella stagione secca. Qui arrivano giovani - a volte ragazzini - in cerca di fortuna. Qui esplodono i problemi della capitale: prostituzione (15mila casi), criminalità, disoccupazione, Aids (il 30 per cento della popolazione è sieropositiva). E proprio qui i saveriani contano di aprire una nuova missione: anzi, un centro sociale per giovani.

Il progetto porta la firma di due preti bresciani e uno friulano. Bresciano, anzi di Salò, è il decano dell'iniziativa: padre Victor Ghirardi, sessant'anni e una salute malandata dopo aver diviso la sua vita fra lo Zaire e l'Italia. Quando arrivò nell'ex Congo i suoi parrocchiani, non riouscendo a tradurre in francese il suo vero nome (Vittorino) lo ribatezzarono Victor: lo stesso nome di un suo predecessore passato per le armi dai ribelli congolesi. Ghirardi non si fece scoraggiare: adesso fra i suoi allievi africani, si annoverano un vescovo e alcuni preti. Ghirardi è stato anche fra gli artefici della linea barricadiera di "Missione oggi", il periodico dei saveriani che l'ordine ha pensato bene di normalizzare. Per questo il prete di Salò - perennemente circondato da torme di ragazzetti neri che lo venerano e lo ascoltano - ha accettato con entusiasmo di tornare in Africa: adesso si sta ritemprando a Minago, sulle rive del Tanganica, ma il suo fiuto di conoscitore dei problemi africani gli dice che la vera scommessa passa nelle bidonville come quella di Kamenge.

Con lui, nell'impresa, si impegneranno due giovani: il friulano Claudio Marano, barba brizzolata e fisico massiccio, che ha già tre anni di Burundi alle spalle e dopo una prima espulsione s'è cimentato con l'esperienza di "Missione oggi". L'altro è il bresciano (di Lodrino) Marino Bettinsoli, 37 anni e frequentazioni col Burundi iniziate dieci anni fa, intervallate da due espulsioni nell'84 e nell'87. Adesso Marano e Bettinsoli stanno studiando lo swaili, la lingua che nel caos metropolitano sta sostituendo la "classica" lingua kirundi.

I tre saveriani progettano di aprire entro il '93 il loro centro polivalente per giovani, ma già dal Natale prossimo metteranno su casa nel quartiere periferico. "Delinquenza, sfruttamento, droga, prostituzione, lavoro nero e ora anche l'incubo dell'Aids sono alcuni dei mali a cui vorremmo sottrarre i giovani del quartiere", dicono i tre dinamici saveriani. Il centro polivalente (costo 500 milioni) è lo strumento individuato per compiere questo tentativo. " - aggiungono i saveriani - si prevedono locali adibiti alla formazione umana e cristiana attraverso attività culturali, ricreative e di avvio al lavoro".

Il primo passo, fra poche settimane, sarà l'andare a vivere nel quartiere, per "pensare con la gente le strutture del centro e preparare i campi da gioco". In prospettiva, oltre ai tre saveriani, dovrebbero aiutare ilo centro anche alcune suore Dorotee di Cemmo. "Ma l'obiettivo vero - aggiunge Claudio Marano - è far si che il centro venga autogestito attraverso il volontariato: un concetto sconosciuto in città, ma che è indispensabile perché il Centro possa vivere a lungo, e con le proprie forze".

A Kamenge si prepara dunque un'esperienza "di trincea". Ma la capitale è solo il punto d'arrivo dei tanti problemi che covano sui "monti della luna". Cioè sulle colline burundesi in cui lavora un'altra quindicina di missionari bresciani.

Massimo Tedeschi