Appendice del libro "Burundi democrazia in calvario"
IL CENTRE JEUNES DI KAMENGE
Renzo Petraglio
Care amiche e cari amici,
alla vigilia della mia partenza, permettetemi di nuovo una parola. Voglio dirvi - molto semplicemente - come vedo il Centro, ora che le fucilate, gli spari dei blindati e l'esplosione delle granate hanno imposto la loro legge.
Nel mio tentativo di capire che senso può avere il Centro mi basta aprire il libro di Ezechiele. Ezechiele è un uomo che si sente investito di un messaggio e di una missione. E lui stesso a scrivere:
La parola de! Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele ne! paese dei Caldei, sulle rive de! fiume Kebar. E là che la mano de! Signore fu su di lui (1,3).
E si tratta di un'esperienza sconvolgente: Ezechiele scopre che Dio non dimentica gli ebrei che si ritrovano a Babilonia, sui suoi fiumi e canali. Ezechiele scopre che Dio non dimentica gli esiliati, e scopre se stesso come segno, segno vivo e concreto, di quando Ezechiele cerca di comprendere la sua missione profetica, scopre che la sua presenza tra gli esiliati non è un caso o una circostanza occasionale, è la sua vocazione, la vocazione che egli deve assumere. Ezechiele è convinto che Dio gli ha detto:
"Io rendo la tua fronte come diamante, più dura della pietra; tu non li temerai, non proverai sgomento davanti a loro, perché essi sono una generazione di ribelli". Mi disse [ancora]: "figlio d'uomo, ricevi ne! tuo cuore, ascolta con le tue orecchie, tutte le parole che io ti dico. Va', recati presso i deportati, presso i figli de! tuo popolo; tu parlerai loro; ti ascoltino o non ti ascoltino, tu dirai loro: Cosi parla il Signore Dio".
Allora lo Spirito mi sollevò e mi prese; e io andavo, con amarezza e con il fuoco nello spirito; la mano de! Signore era sopra di me, molto dura. Arriverai presso i deportati, a Tel-Abib, presso coloro che risiedono lungo fiume Kebar - è là che essi risiedevano - e risiedetti là sette giorni, colpito di stupore, in mezzo a loro (3,9-15).
Si vede subito: la situazione è estremamente difficile. Bisogna avere la fronte dura come il diamante, più dura della pietra. Infatti quanti abitano presso il Kebar, come coloro che abitano presso il ruscello Nyabagere che divide Kamenge da Cibitoke, non sono per nulla docili. Sono ribelli. E tu parlerai loro, sia che vogliano ascoltarti sia che rifiutino. Il fatto di parlare loro, il semplice fatto di essere inviato presso di loro e di restare con loro durante una settimana è sufficiente per essere amareggiato, preda di emozioni violente e colpito di stupore.
Ma che cosa deve fare questo profeta esiliato tra gli esiliati? Cosa può fare? Il suo compito è quello della sentinella, della vedetta che sorveglia con attenzione, che mette in guardia il gruppo davanti al pericolo. Nella sua funzione, il profeta guarda la condotta degli esiliati, per vedere se il malvagio si allontana dalla sua malvagità e dalla sua cattiva condotta e si apre alla vita o se, al contrano, il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l'ingiustizia e si incammina versa la morte. E per chiedere al malvagio di allontanarsi dalle sue azioni malvagie e per incoraggiare il giusto nel suo impegno che il profeta sta con loro.
Dopo sette giorni, ci fu una parola de! Signore per me: "Figlio d'uomo, io ti stabilisco come sentinella per la casa d'Israele; quando tu udirai una parola che viene dalla mia bocca, tu li avvertirai per parte mia. Se tu avverti il malvagio ma egli non si allontana dalla malvagità, egli morirà per la sua iniquità. Invece, se tu metti in guardia il giusto perché il giusto non pecchi ed effettivamente egli non pecca, vivrà. Vivrà! " (3,16-17.19.21).
Cari amici, questo compito di Ezechiele è anche il vostro: è il compito di guardare con attenzione come la sentinella, il compito di ammonire e rimproverare severamente, ma è anche il compito di incoraggiare quanti si impegnano per la giustizia affinché la vita possa vincere.
Ma, oltre alla parola del rimprovero o dell'incoraggiamento, c'è - stando al profeta - un altro dato. Fondamentale. Il fatto di essere, di stare tra di loro. È Ezechiele stesso che scrive:
[Dio] mi disse: "Figlio d'uomo, ti mando dai figli d'Israele, verso stirpi ribelli, che si sono ribellate contro di me, loro e i loro padri si sono allontanati da me fino ad oggi. Questi figli dal volto sfacciato e dal cuore indurito, verso di loro io ti mando e tu dirai loro: "Così parla il Signore Dio". Allora, che ti ascoltino o non ti ascoltino - infatti si tratta di una stirpe di ribelli - sapranno che c'è un profeta tra di loro" (2,3-5).
Io sono giunto oramai al termine della mia pagina e del mio tempo qui a Kamenge. Ma nel cuore c'è un altro passo di Ezechiele di cui vorrei parlarvi. È quello in cui egli riceve l'ordine di partire da Gerusalemme per andare a condividere la vita con gli esiliati:
La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: "Figlio d'uomo, tu abiti in mezzo a una stirpe di ribelli che hanno occhi per vedere e non vedono, orecchie per ascoltare e non ascoltano affatto, perché sono una stirpe di ribelli. E tu figlio d'uomo, fatti un fagotto d'esiliato e parti in esilio, di giorno, sotto i loro occhi. Parti in esilio dal luogo dove ti trovi, verso un altro luogo, sotto i loro occhi. Forse riconosceranno che sono una stirpe di ribelli. Tu sistemerai le tue povere cose, di giorno, sotto i loro occhi, come un fagotto, un fagotto d'esiliato. E tu, tu uscirai la sera, sotto i loro occhi, come escono gli esiliati. Sotto i loro occhi porterai il tuo fagotto sulla spalla; ti coprirai il volto per non vedere il paese, perché io ho fatto di te un presagio per la casa d'Israele" Io feci dunque secondo l'ordine che avevo ricevuto.. sistemerai le mie cose come un fagotto, un fagotto d'esiliato, di giorno, e la sera caricai il fagotto sulla spalla, sotto i loro occhi
Durante il giorno prepara il suo bagaglio, il suo fagotto: mette le sue povere cose in un quadrato di stoffa e ne annoda gli angoli; poi, quando viene notte, fa come tutti gli esiliati e i fuggiaschi: parte in esilio e, nel distacco, si copre il volto per non lasciarsi prendere dalla nostalgia. Questi gesti di Ezechiele non coincidono esattamente con i vostri. Ma voi condividete con il profeta la stessa attitudine, lo stesso destino di esiliati in un quartiere chiuso. E, come nel caso di Ezechiele, il vostro destino di esiliati è una scelta, una scelta che scaturisce dalla volontà di condividere la vita di chi è senza protezione, dei dimenticati di Kamenge.
Ma nel tempo del profeta c'è un piccolo particolare. gli abitanti hanno occhi ma non vedono. Essi nel giudizio di Dio sono - cosi crede il profeta
- una stirpe di ribelli. Eppure, in queste parole, parole dure come una fortezza, c'è una crepa di speranza: "forse riconosceranno". E nel seguito del testo il profeta dovrà prendere del tempo (o 'perderlo') per rispondere agli abitanti della città e per mostrare loro che questa sua scelta d'esiliato ha un senso.
Io non so se gli abitanti della città (di Bujumbura) e dell'Europa comprendono la vostra scelta. Quanto a me, quanto a noi che stiamo per partire, noi l'abbiamo capito; abbiamo cercato di viverlo un po' con voi e, con queste parole, di testimoniarvi - a nome dei burundesi e degli europei, la nostra riconoscenza e il nostro grazie.
Un abbraccio a tutti e a tutte.