Famiglia Cristiana n. 4/1995

IN BURUNDI UN CENTRO DOVE NASCE LA CONVIVENZA

Giovani di etnie diverse vivono insieme un'esperienza di fraternità e di dialogo.

Centre Jeunes Kamenge. si chiama cosi il centro giovanile sorto nel 1992 nei quartieri popolari a nord di Bujumbura, la martoriata capitale del Burundi. Nel suo recente viaggio in Italia tra novembre e dicembre, il vescovo mons. Simon Ntamwana lo ha descritto come una sfida aperta alle lacerazioni del suo Paese (simili nei nomi e nelle tragiche conseguenze ai drammi del vicinissimo Ruanda): malgrado i danneggiamenti provocati dall'esercito in seguito ai colpo di Stato dell'ottobre 1993, il Centre Jeunes Kamenge non ha comunque smesso di favorire la pratica del dialogo e della convivenza iteretnica.

Articolato su diversi settori - biblioteca, emeroteca, campi sportivi, centri ricreativi - il centro è gestito da due coraggiosi missionari saveriani: padre Claudio Marano e padre Marino Bettinsoli.

"Di fronte a un agglomerato di diversi quartieri", spiega padre Claudio, da sette anni in Burundi e da quattro a Kamenge, "si voleva creare mia comunità umana dove gruppi e giovani di etnie e di Paesi diversi potessero ritrovarsi insieme. Lo scopo delle diverse attività è sempre unico: abituare i giovani a vivere insieme nonostante siano hutu e nonostante siano tutsi. Questo era importante prima degli ultimi avvenimenti, ed è più importante adesso che queste diversità vengono strumentalizzate per fomentare odii e violenze".

Inizialmente a Kamenge dovevano semplicemente sorgere degli atelier di produzione, cioè una serie di laboratori specializzati in ferramenta e falegnameria. Confrontandosi però con la comunità del quartiere, vescovo e missionari italiani si sono resi conto che c'era più bisogno di una forte esperienza di fraternità; un luogo dentro cui apparisse concretamente il valore evangelico della pace promesso a tutti.

In questa prospettiva hanno via via preso corpo diverse attività - culturali e sportive soprattutto - per la gestione delle quali i Saveriani si avvalgono dell'aiuto di alcune suore Dorotee di Cemmo e della collaborazione di volontari allo sviluppo.

Sembra impossibile che qualche campo da calcio, una sala per studiare e tante altre piccole cose possano favorire la pace: eppure è così che i responsabili del centro giovanile ritengono di dover preparare il futuro: "Giovani e ragazzi devono poter sperimentare che le divisioni e la violenza nascono dall'ingiustizia, non dali'etnia; per questo guardiamo con interesse al lavoro volontario di molti ragazzi che in questa struttura riconoscono un germe di democrazia da far germogliare per tutto il Burundi".

Claudio Ragaini