Gazzetta di Parma, 5 maggio 1996

Paura in Burundi. Sono riprese le ostilità tra le bande estremiste nella capitale Bujumbura.

UNA GRANATA CONTRO I SAVERIANI

Padre Claudio Marano racconta al telefono il drammatico attentato al Centro giovanile.

"La violenza non ci ferma. Andiamo avanti". "Il paese sta andando in malora. L'Italia può impegnarsi di più per la pace".

 

Drammatico attentato al Centre Jeunes Kamenge, alla periferia di Bujumbura, capitale del Burundi. Ieri mattina una granata è stata lanciata contro le finestre di una delle palazzine del Centro gestito da due missionari saveriani italiani: i padri Claudio Marano e Marino Bettinsoli. C'è preoccupazione a Parma, all'Istituto Saveriano di Viale San Martino. Ma la volontà di proseguire non è in discussione. I missionari restano sul posto, c'è ancora troppo da fare.

Ingenti i danni causati dalla granata, ma nessuno è rimasto ferito. In quel momento infatti il cortile del Centro Giovanile, in cui spesso si trovano a lavorare diverse persone, era deserto. La bomba è esplosa sui containers dell'acqua collocati all'esterno, e solo miracolosamente non ha oltrepassato le griglie di protezione. Ma la situazione è grave: sparatorie, bombardamenti, scontri armati avvengono quotidianamente. All'attentato al Centro Giovanile, è seguito l'assalto all'ospedale di Roi Khaled, a soli quattrocento metri di distanza dal Centro. Uomini armati hanno fatto irruzione nell'ospedale della capitale seminando morte e distruzione. Un uomo è morto mentre altri sono rimasti feriti, la sala rianimazione e molti macchinari sono stati distrutti, saccheggiati i magazzini alimentari e la farmacia. La capitale è una polveriera pronta ad esplodere sotto i colpi incrociati delle bande di estremisti delle due etnie hutu e tutsi e l'indifferenza e la fame di vendetta dell'esercito.

"Ci si asciuga le lacrime e si tenta di andare avanti". Così padre Marano, raggiunto telefonicamente dalla Gazzetta, commenta gli ultimi cruenti fatti e "una situazione generale drammatica e sempre più incontrollabile". La popolazione del Burundi ha preso la via della fuga, (circa 10.000 si sono rifugiati in Zaire e qualche migliaio in Tanzania), la tensione tra i paesi dei Grandi Laghi è altissima. "Ci aspettiamo di vedere quando tutto questo scoppierà - spiega padre Claudio - perché non si vedono forze di pace imponenti e tali da far sperare il contrario".

Nel Centro padre Marano lavora insieme all'altro padre saveriano e a due suore (una italiana e una argentina) perché giovani hutu e tutsi possano incontrarsi, studiare, conoscersi e convivere pacificamente. Non è la prima volta che il Centro di Kamenge subisce un attentato: negli ultimi due anni i religiosi sono stati oggetto di minacce al punto che il Centro è presidiato da pattuglie militari e i religiosi sono "scortati" nei loro spostamenti fuori dalla città e nelle zone pericolose del paese.

"Il paese sta andando alla malora e non cambierà niente finché le forze politiche e governative non cominceranno un vero dialogo - dice padre Claudio - questa è l'unica strada che deve intraprendere il governo aiutato dalle forze internazionali. L'Italia può impegnarsi di più nell'opera di mediazione e di convincimento al dialogo, per una serie di motivi: perché ora presiede l'Unione Europea, non ha interessi sul posto, e perché ci sono missionari, religiosi e volontari che lavorano uniti in una cooperazione libera. La convivenza pacifica delle due etnie in lotta è l'unica soluzione possibile e raggiungibile attraverso il dialogo e con l'intervento dall'Italia e dall'Europa di veri pellegrini di pace".

Paola Guatelli