Gazzetta di Parma, 2 luglio 1997
GRAZIE DAL BURUNDI
Signor direttore,
vorrei, a nome di tutti noi dire il nostro grazie più sentito alla scuola Bodoni, al suo Comitato per il Burundi, a tutti gli sforzi economici (altre 10 milioni consegnati solo quest'anno) e soprattutto a tutto il loro amore per noi, alle riunioni che hanno fatto, agli spettacoli, all'interesse per noi immesso nella città di Parma e altrove e ora una nuova iniziativa: un ipertesto sul Burundi. Significa che una classe del Bodoni preparerà una grossa ricerca informatizzata sul Burundi, aiutata dai giovani de Centro. Progetto preparato dal Gvc di Bologna e finanziato dalla Regione Emilia Romagna. Insomma, in parole povere, la scuola Bodoni, il suo preside, i suoi professori, gli studenti, le loro famiglie, gli amici, e tra questi specialmente la squadra del Parma, ci hanno preso per mano, per aiutarci ad uscire dalla guerra e sognare con noi la pace. E' un'esperienza, che insieme ad altre, ci dà ancora la possibilità di vivere nella situazione disperata del paese dove viviamo e di tutta la regione.
Per voi che state in Italia è particolarmente difficile pater immaginare cosa e come viviamo, là dove si pensa solo ad uccidere a rubare, a distruggere, perché a generazioni di gente non interessa più niente se non farla finita.
È una lotta quotidiana al potere, alla ricerca disperata della ricchezza, alle alleanze più strane, all'inattività o alla difficoltà di operare delle Organizzazioni Internazionali, all'Ong, agli operatori di pace...
In tutto questo quadro estremamente negativo e distruttivo, l'esperienza del Centro è come un laboratorio dove ai prepara e si studia un "vaccino" nuovo, un un antidoto efficace: la pace. il dialogo. la fraternità.
Probabilmente l'avete già sentito, ma mi piace ricordarlo nuovamente, alla periferia della città di Bujumbura, la capitale del Burundi, paese dove si sta svolgendo un massacro etnico da 5 anni e dove probabilmente già mezzo milione di uomini, donne e bambini, giovani e vecchi mono morti per la guerra o a causa della guerra, noi abbiamo costruito un centre giovanile per abituare i giovani a vivere insieme. Siamo in mezzo a 4 grandi quartieri, etnicamente divisi, due tutsi e due hutu, economicamente divisi perché tre poveri e uno ricco, religiosamente divisi, culturalmente divisi, abitati da gente di diversi paesi, politicamente divisi, ... i giovani si trovano insieme per giocare, studiare, parlare, divertirsi, vedere dei film, ascoltare musica, imparare dei mestieri, discutere nei gruppi, pregare, insomma a sperimentare nella loro vita la possibilità di vivere come tutta la gente del mondo. È una vera festa quotidiana. Sembra di essere in un altro mondo, come dicono gli amici che passano a trovarci.
E capite allora l'importanza del sostegno di un'iniziativa del genere, il sostegno incondizionato, perché basta il malumore di un militare per far saltare tutto, basta che un estremista qualsiasi paghi un gruppo per venire a lanciare delle granate, a minacciarci, a distruggerci tutto o in parte del Centro, basta una campagna pubblicitaria contro, basta una denuncia qualsiasi per far saltare un sogno. Queste cose ci sono già arrivate. È per questo che posso ripetere con tanta onestà e sincerità che per la nostra sopravvivenza e perchè la pace si "espanda a macchia d'olio" in tutto il Burundi abbiamo bisogno del sostegno di dieci, cento Bodoni. Grazie amici. Grazie a nome dei 7.000 iscritti del Centro, del Centre Jeunes Kamenge, un laboratorio di pace in Burundi.
Claudio Marano
padre saveriano
(Centro Kamenge di Bujumbura - Burundi)
Bujumbura, 28 giugno