Jesus, settembre 1997
IN BURUNDI LA CHIESA STA AL DI SOPRA DELLE PARTI
Dodici pagine. Missione Oggi, il mensile dei Saveriani, nel numero di agosto-settembre dedica un ampio approfondimento alla situazione del Burundi a firma del direttore, Meo Elia. Il titolo: "Burundi: vogliamo dare voce alla vittime". La sostanza è un duro atto di accusa della rivista nei confronti del Governo Burundese, del presidente golpista Pierre Buyoya, della guerra civile dal 1993 a oggi, della repressione dell'esercito monoetnico tutsi nei confronti della popolazione civile hutu, della gestione della giustizia, anch'essa nelle mani dell'etnia al potere. E via di questo passo. Il dossier non si ferma qui. Nell'ultima parte solleva interrogativi sulla Chiesa burundese, e sulle posizioni di parte di alcuni dei suoi vescovi. Ma non fa alcuna menzione delle violenze della guerriglia hutu, e soprattutto del fatto che il dramma della popolazione burundese è proprio quello di essere ormai ostaggio delle armi dell'una e dell'altra parte.
Fin qui le pagine di Missione Oggi. Ma c'è un problema: i missionari saveriani presenti in Burundi, da noi interpellati, non erano a conoscenza del servizio della rivista. E non ne condividono affatto lo spirito, né il contenuto. "Oggi, in Burundi", dice padre Claudio Marano, "si deve parlare di dialogo e di riconciliazione. Occorre essere presenza di pace, segno di contraddizione nei confronti di chi uccide, distrugge, calpesta i più deboli e i più poveri. Da qualunque parte essi stiano". Il missionario gestisce insieme ai due confratelli, Marino Bettinsoli e Gigi Signori, il Centro giovanile di Kamenge, l'unico spazio ricreativo giovanile della capitale e l'unico che accoglie indifferentemente giovani tutsi e hutu. "Non sono d'accordo", aggiunge, "che qualcuno in Italia, intervenga accusando in una sola direzione e basandosi su fonti palesemente di parte. L'estremismo hutu è un flagello per questo Paese, tanto quanto l'estremismo tutsi. In questi anni di guerra civile le voci di pace sono state costrette via via al silenzio, o emarginate. E' più facile sparare che invitare al perdono e alla comunione. Ma noi siamo convinti che una presenza profetica, seppure così fragile, sia l'unica testimonianza possibile".
La linea della comunità missionaria saveriana, insomma, sembra ricalcare quella di monsignor Simon Ntamwana, il vescovo di Gitega, che il dossier di Missione Oggi dimentica di menzionare. Il mensile, invece, ha parole dure per l'altra figura rilevante dell'episcopato burundese, il vescovo di Bururi monsignor Bernard Bududira (che è anche presidente della conferenza episcopale). L'accusa, anche per lui, è di usare due pesi e due misure. Insomma, di essere dalla parte dei tutsi, l'etnia cui appartiene.
E a Roma? Alla Casa generalizia dei Saveriani c'è un certo imbarazzo. Padre Francesco Marini, il superiore generale, e padre Mario Pulcini, superiore provinciale per il Burundi, ammettono che l'intervento della rivista risulta inopportuno nella misura in cui si schiera, anziché denunciare con equilibrio i mali del disastrato paese africano.
Luciano Scalettari