Alfazeta, 1995

 

E' notte. Solo il latrato dei cani e qualche tiro in lontananza. Non si può sentire altro. alle 19.00 c'è il coprifuoco.

Siamo alla periferia di Bujumbura, nei soliti quartieri nord. Solo sei giorni fa il quartiere più vicino era stato "pulito" dall'esercito, dopo dieci giorni di guerra in piena regola: colpi d'arma da fuoco, scoppi, fumo, urla.

La "pulizia" ha fatto 104 morti: gente che non è potuta scappare, handicappati, vecchi, malati, pazzi, bambini, donne incinte. 180 i feriti. 154 le case bruciate e completamente distrutte. Oltre il 90% delle case danneggiate, saccheggiate, depredate. 50.000 abitanti trascinati per settimane su piste e colline. 50.000 persone In fuga, giorno e notte In corsa per paura di essere uccise. L'equazione sempre la stessa: sono lontani da casa, scappano, hanno paura dell'esercito... quindi sono delle bande armate hutu Per altro sempre bande e armate.

Oggi la giornata è stata, al solito, al massacro, dopo l'ennesima notte nelle mani delle bande armate tutsi che operano In collabo razione con i militari nell'imporre il coprifuoco al resto della popolazione.

Hanno assaltato un centinaio di studenti universitari hutu, strappandoli dalle loro stanze. Più di trenta i morti: sgozzati, fatti a pezzi. Una notte di urla, di suppliche disperate. Molti studenti sono scomparsi: prigionieri e torturati nei quartieri tutsi che confinano con l'università. Molti sono i feriti.

Solo due giorni fa a Bujumbura era passato il generale Paul Kagame, l'uomo forte del Rwanda In visita ufficiale ai Burundi: per rincuorare i "poveri tutsi". Dicendo chiaramente che loro, in Rwanda, avevano vinto. Siamo in un paese dove non esistono più sentimenti. Dove non esiste coscienza. Moralità. Dove si uccide veramente per niente. Per niente. Solo per la lunghezza del nase. Burundi: un paese che non ha domani. Che forse non ha neppure un oggi. Forse neppure una frazione di minuto.

Una impunita totale. Fino all'ultimo uomo!

A quando una risposta a questo dolore? Può succedere da un momento all'altro. La guerra all'ultimo sangue, all'ultimo sangue tutsi. Poi... Poi si parlerà di massacro, di un altro Rwanda. Ma si tratterrà solo della tragica risposta di un popolo che subisce da centinaia d'anni senza vedere il sole sorgere su un campe di fagioli, nella pace, nella serenità. Nella libertà. Fieri di essere uomini e donne che costruiscono il loro domani.

E l'occidente sta a guardare. Non è forse vero che I paesi troppo popolati e poveri sono ecologicamente infetti?

Burundi, 13 giugno 1995