Kiremba, settembre 1997

KAMENGE, UNA SACCA DI SORRISO

Mi vergogno un po' a scrivervi. Sembra che vi debba per forza che il Burundi esiste ancora, e per giunta, che il nostro Centro esiste, che esistono anche delle sacche di pace, di fratellanza e di dialogo. Sarebbe possibile risolvere tutti i problemi della Regione, Burundi, Rwanda e Zaïre, basterebbe avere un po' di voglia di vivere! Spesso invece, ci si lascia manovrare da tutti, per quei cinque franchi che riesci a mettere in tasca. E l'Occidente è talmente bravo a risolvere tutto con i quattro soldi che da!

Sapete come sono andate ultimamente le cose da noi. Lo Zaïre in sei mesi ha cambiato dittatore e sarà tutto da vedere. Il Rwanda ha seri problemi di sicurezza e di sovrappopolazione, ci "sarà da ridere" quando l'estero smetterà di immettere fiumi di denaro. Per il Burundi sarebbe meglio tacere. Ci sono stati dei passi avanti e tantissimi passi indietro. C'è stata e c'è ancora la guerra al sud e si sta rispondendo in tutto il paese, morti, massacri, feriti, sparizioni, distruzioni infinite. Ora si sta allargando il colera, il tifo, pestilenze animali, cavallette.

Le cose peggiori sono i continui massacri, la mancanza totale di verità, le migliaia di soldati e soldatesse bambini, che trovi ormai ovunque, l'insicurezza di ogni momento che vivi, la mancanza assoluta di una programmazione futura, perché, forse, domani sarà tutto distrutto, i giovani che hanno perso ogni ideale e si buttano con il primo che arriva e che paga, che si divertono a sparare, distruggere, rubare, uccidere perché i grandi lo chiedono, pagano, esigono... Insomma un mondo costruito alla rovescia.

E qui il bello della storia: riuscire, ogni momento a sperare che tutto ricomincerà, a dire che la pace é possibile, a far sorridere chi da tanto tempo non sa più cosa vuol dire e, nel marasma quotidiano, invitare tutti a continuare a lavorare per un futuro diverso. Prima devi crederlo tu, poi lo devi far credere agli altri. Perché è vero, perché lo vogliamo, perché è giusto, perché il Regno dell'Amore comincia con il Burundi.

Carissimi amici, peccato che siate tanto lontani. Dovreste vedere i nostri 7.000 giovani, che nonostante i tiri e le paure, giocano ancora, gridano, ancora, corrono per prendere i primi posti per vedere un film, leggono, studiano, imparano le lingue, la dattilografia, a usare il computer, a suonare la chitarra... E' un miracolo vero di ogni giorno. Anche voi direste, come lo dice chi arriva qui per la prima volta: "Ma è vero quello che vedo?".

E qualche volta, ormai vecchi, ti scappa qualche lacrima di gioia e di disperazione. In questi giorni stanno tornando a farci visita dei giovani da anni alla macchia, altri ormai inquadrati nell'esercito per obbligo o per fame, altri scappati dai territori liberi del nuovo Congo. E' sempre la stessa speranza, la stessa gioia, gli stessi racconti di dolore, gli stessi abbracci e pacche sulle spalle. E' bello ritrovarci e sperare ancora insieme, si, perché tutti sognano il ritorno alla pace, alla vita. Per poter ritornare nei quartieri nord a vivere, a lavorare, a sognare uno sviluppo più giusto, mano nella mano, come prima, meglio di prima.

Abbiamo fatto due cassette di canzoni di pace, sono ritornati quelli della televisione nazionale per vedere qual è il segreto del Centro: semplicemente, giorno e notte lavoriamo perché il Burundi possa essere un paese di pace e di fraternità.

Claudio Marano

Centre Jeunes Kamenge

BP 500 Bujumbura

Burundi