Una biblioteca nel cuore dell'Africa?
A prima vista quella di una biblioteca potrebbe sembrare un'ipotesi
assurda e priva di logica: "ma come, creare in Africa una
biblioteca? Non sarebbe meglio fare qualcosa d'altro e sfamare
questo continente?"
Per parte mia, credo sia importante sfamare chi sta morendo di
fame. Ma credo sia altrettanto importante permettere a queste
persone di prendere in mano dei libri.
D'altronde è a partire da questa convinzione che Simone
Ntamwana, vescovo di Bujumbura, ha voluto creare il Centro Giovani
Kamenge. Kamenge è uno dei quartieri nord di Bujumbura,
la capitale del Burundi. Un quartiere che fino all'inizio degli
anni '90 era un quartiere malfamato. La gente degli altri quartieri
non si recava a Kamenge se no per estrema necessità. In
ogni caso - così mi hanno assicurato - nessuno vi si recava
dopo le quattro del pomeriggio. Era un quartiere a rischio.
Pericoloso. Una minaccia per la propria sopravvivenza.
E Simone ha pensato che proprio in questo quartiere (più
di 50.000 abitanti), un quartiere di povertà, di emarginazione
e di violenza, valesse la pena di creare un Centro Giovani, uno
spazio dove i giovani burundesi, ruandesi e zairesi possano incontrarsi,
discutere, meditare e pregare, ma anche giocare assieme, imparare
a scrivere a macchina, suonare la chitarra, leggere e consultare
dei libri in biblioteca.
E nel giro di tre anni, anche se in situazioni estremamente difficili
come il colpo di stato e le violenze inter-etniche, il quartiere
è cambiato. I giovani non si sono più sentiti come
il rifiuto della società, come i dimenticati di un quartiere
periferico e malfamato. Inoltre questi ragazzi e queste ragazze
hanno trovato un punto di riferimento: Esso è il Centro
(uno spazio inter-etnico), non le bande di giovani strumentalizzate
da politici senza scrupolo.
Infine ragazze e ragazzi hanno trovato una biblioteca. Presentano
la loro carta di iscritti al Centro e il bibliotecario consegna
loro il libro o il giornale che chiedono. Dopo la consultazione
riconsegnano libro o giornale e si vedono restituita la loro carta
di iscrizione. La biblioteca è sempre frequentatissima,
nei giorni feriali e anche la domenica. Solo per Natale e Pasqua
si è affisso un cartello che diceva "oggi la biblioteca
resterà chiusa". Altrimenti i ragazzi l'avrebbero
frequentata anche in queste due giornate.
Che cosa leggono? Ho visto leggere di tutto. Chi fa fatica a
leggere si accontenta di fumetti: dalla bibbia a fumetti alle
storie di Asterix: il supporto delle immagini permette di percorrere
l'alfabeto e di correggere la cattiva lettura di una parola o
di una frase. Inoltre permette di incontrare "vecchie conoscenze"
come gli uomini del mondo biblico, oppure di farne delle nuove,
come i Galli oppure Vercingetorige capo degli Elvezi. Ma c'è
anche chi legge i giornali o le riviste che parlano delle relazioni
nord-sud. Ed è un fatto importante: permette di capire'
un po' di più la realtà in cui vivono, la complessità
delle loro relazioni con l'Occidente, le manipolazioni (politiche
ed economiche) di cui l'Africa è vittima. Al Centro ho
visto ragazzi che cercavano testi di economia; volevano libri
che spiegassero loro i meccanismi complessi che fanno del pianeta
un 'villaggio globale' dove si è in poche a consumare la
maggior parte delle risorse del pianeta. Altri ragazzi chiedevano
libri di psicologia e di materiali su violenza e nonviolenza.
Volevano capire un po' di più loro stessi, le forze che
li attraversano, violenza e tenerezza. Volevano capire come funzionano
certi meccanismi che travolgono un gruppo e lo trasformano in
oppressore, volevano sapere perché in certe situazioni
l'uomo sente il bisogno di difendersi e di armarsi.
E io credo che queste loro richieste siano estremamente significative.
Capire qualcosa del mondo è uno dei modi più intelligenti
per affermarsi. 3penso, quindi esisto" ci ha insegnato un
filosofo francese. Mi sforzo di capire il mondo, così
mi inserisco in esso, così trovo un piccolo spazio dove
mi sento vivo e - a mio modo - importante. E allora mi accorgo
che altre forme per affermarmi, sono troppo infantili, troppo
semplici, sono segno di scarsissima creatività. Eliminare
l'altro mediante il fucile o il macete è troppo banale:
ilo bisogno di vivere e di affermarsi - sia il mio bisogno sia
quello dell'altro - sono entrambi importanti e possono trovare
realizzazione entrambi; invece di cancellarne uno bisogna essere
più creativi e permettere la realizzazione di entrambi.
E la menzogna? È un sistema infantile per difendersi
o per ottenere qualcosa. Meglio dialogare, esprimere le proprie
motivazioni e capire quelle dell'altro, meglio riconoscere i propri
torti e quelli altrui, piuttosto che impantanarsi nella menzogna.
Questo ho imparato frequentando la biblioteca del Centro. E credo
di poter concludere dicendo: favorire la biblioteca del Centro
è impegnarsi per una cultura diversa.
Renzo