Verona fedele

BURUNDI, TUTTI A CACCIA DI TUTTI

Quello che vi scrive non è un africano, sono semplicemente un poveraccio che ha deciso di passare qualche tempo in questa terra per condividere, o meglio cercando di "non fare disastri", un pezzo di storia con i fratelli africani. E mi perdonino la presunzione!
Questa mattina mi sono svegliato e ho sentito gli echi della notte in periodo di colpo di stato. Una scuola-collegio a un chilometro da noi, ha maturato il suo disegno di morte. Alcuni ragazzi tutzi, armati di coltellacci, si sono scaraventati su dei loro compagni hutu che si sono difesi con le pietre: 30 feriti, di cui due in coma e 4 morti. Cosa spinge dei ragazzi di 18 anni a uccidere dei compagni solo perché di un'altra etnia? La pazzia!
In uno dei trenta paesi più poveri del mondo, governato da 30 anni dalla etnia minoritaria (14%) con ferro e fuoco, massacri, sparizioni, ingiustizie, dittatura, si era arrivati, miracolosamente, roba da Magnificat, alla democrazia e da 4 mesi si stava vivendo in un paese, povero, ma da sogno. si respirava la libertà, la voglia di vivere,... sembrava tutto passato. Nessuno osava fiatare per non distruggere questo incanto.. Ma i militari, ancora quasi tutti tutzi (98%), non avevano mai digerito che il potere potesse passare in mano ai civili e ai civili hutu. Hanno iniziato un colpo di stato la notte del 20 ottobre con l'uccisione del presidente, di alcuni ministri e suoi stretti collaboratori. Nel paese è comparsa la pazzia. Gli hutu si sono messi alla caccia dei tutzi e molti sono stati massacrati. I militari sono intervenuti a salvare le loro famiglie e la loro tribù e hanno fatto strage, specie al nord del paese. I ministri e l'amministrazione restante hanno iniziato a lanciare messaggi di soccorso al mondo intero e una ferma, totale condanna ha bloccato la situazione. I militari hanno detto che erano disposti a ritornare nelle caserme e a ridare in mano il paese al resto del governo rimasto... ne sono seguite settimane di caos perché la catena di morte e distruzione non si è ancora fermata portando alla fuga all'estero ben 800.000 persone, e iscrivendo nel libro dei morti ben 100.000 fratelli che hanno la sola colpa di essere nati in un piccolo paese del mondo, povero e pieno di odio razzistico e perché povero, senza mai avere un aiuto concreto da nessuno per salvare una democrazia, fiore raro da queste parti, appena sbocciata.
Era in questo clima di novità che anche noi avevamo iniziato un sogno, ora bloccato momentaneamente. Ci eravamo piazzati in periferia, nel cuore di cinque quartieri popolari, dove non c'è un minimo di struttura sociale e le scuole e i centri sanitari scarseggiano, attorno a 130.000 persone di diverse provenienze (Zaïre, Burundi, Rwanda, Tanzania, Kenia ...) e di diverse tribù (almeno 30), di diverse religioni e credi politici, ci siamo messi a costruire un centro giovanile per far "sognare" anche i giovani del Burundi e più propriamente di Bujumbura.
È stato difficile iniziare perché nessuno ci credeva alla necessità che i giovani si potessero incontrare, parlare, giocare, divertire, pregare "sognare un futuro diverso" in un luogo abbandonato da tutti come questo. Ma il piccolo pezzo di storia vissuto in periferia ci ha fatto capire l'estrema necessità. Siamo in 4 missionari, 4 suore, presto due volontari, 70 animatori locali,... siamo ancora in cantiere, ma già abbiamo duemila giovani che vengono a condividere "una boccata di vita" da queste parti.
Il Burundi nuovo nasce anche qui: nella condivisione delle piccole cose di ogni giorno, nella ricchezza delle diversità, nel riconoscersi tutti uguali e liberi... Grazie amici che avete deciso di fare un pezzo di strada con noi e... perdonateci se sognamo ancora.

Claudio Marano